Meditazione: Esperienza di un principiante

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Esperienza di un principiante meditante

Meditare era stato davvero facile: era bastato sedersi a occhi chiusi in un posto tranquillo, concentrarsi sul respiro e…ecco fatto!

Naturalmente, quando la sera seguente mi sedetti nuovamente sul cuscino e provai fiduciosamente a rientrare in quello stato, ebbi una grande delusione. Appena chiusi gli occhi e tentai di concentrarmi sul respiro, fu come se la mia mente dicesse: So perfettamente dove vuoi andare e ti ci porto io, non c’è problema. Invece non mi condusse affatto li, ma creò soltanto condizioni di dialogo interno, disagio fisico, e, ben presto, notevole irritazione.

Fu un fallimento totale o più precisamente, fu insieme un fallimento ma anche un successo, perché iniziai a comprendere che non si entra in meditazione con forza di volontà, con l’io che afferma “Lascia fare a me, non ti preoccupare, è facile.

Ci volle un po’ perché la lezione facesse effetto: fino ad allora, la mia educazione prevedeva un duro e cosciente sforzo di volontà ogni volta che volevo ottenere qualcosa, e ora non era facile riconoscere che ciò in cui mi stavo cimentando era di natura molto più sottile e regolato da leggi del tutto diverse.

La prima di queste leggi è proprio che, sebbene si abbia l’intenzione di meditare, appena s’inizia bisogna abbandonare ogni idea d’intenzione e ogni tensione verso il conseguimento di un fine predeterminato; ci si deve concentrare su ciò che abbiamo scelto, qualunque cosa sia, come se fosse sempre la prima volta. Concentrandosi cosi, senza aspettative, né speranza o sfiducia, si pratica la meditazione e si osserva con distacco ciò che sorge da essa.

Qualche maestro orientale ha detto, saggiamente, che la tragedia degli occidentali è “Non riuscire a sedere tranquillamente nella propria stanza”. Meditare significa, infatti, sedere con calma nella propria stanza, che sia la stanza fisica del mondo esterno o quella mentale del mondo interiore.

La meditazione è l’esperienza del proprio essere, l’esperienza di ciò che si trova dietro i mille pensieri ed emozioni che si affollano, normalmente, nella nostra vita.
La meditazione è già dentro di noi e, sebbene spesso ci riferiamo a essa come a una tecnica da imparare e da aggiungere a ciò che già siamo, a qualcosa in più da studiare, la meditazione è l’esperienza di ciò che siamo sempre stati e saremo.

Come si è detto in precedenza, il primo e fondamentale passo in qualsiasi pratica meditativa di qualunque forma, è la concentrazione: la mente deve avere un oggetto su cui rimanere concentrata; ogni volta che l’attenzione sfugge, a causa di pensieri invadenti, stanchezza o noia, deve essere riportata a fuoco, delicatamente ma con decisione.
L’oggetto dell’attenzione può essere qualunque cosa ma, specialmente all’inizio, sarebbe meglio che fosse qualcosa di semplice, che è sempre con noi, ecco perché si utilizza la respirazione semplice, ritmica, e regolare.
Si possono scegliere le narici, dove entra l’aria fresca ed esce la calda, oppure l’addome, con il ritmico alzarsi e abbassarsi del diaframma.

Seduti in un posto tranquillo, nella posizione del loto o in una sua variante, rivolgete l’attenzione alle narici o all’addome e mantenetela li. In teoria, niente potrebbe apparire più semplice: si sente l’aria entrare, una brevissima pausa tra l’ispirazione e l’espirazione, quindi l’aria che esce e, di nuovo, una piccola pausa.
Non sforzatevi d’impostare la respirazione in qualche modo particolare, per esempio con espirazioni più lunghe delle inspirazioni; ma lasciatela fluire in modo naturale, permettendole di divenire stabile e sempre più lieve, a mano a mano che il corpo e la mente si rilassano nella meditazione.
Quando iniziate a meditare, fate sedute di dieci quindici minuti, dopo qualche settimana potrete aumentare a venti minuti, ma non tentare mai di forzare il passo. Se vi succede di essere trascinati via dai pensieri, appena ve ne accorgete tornate, dolcemente ma con fermezza, alla presenza della respirazione. Cercate di non essere impazienti e non pensate che non riuscirete mai a meditare: una mente vagante dimostra solo quanto si abbia bisogno di meditare, quindi in realtà è un aiuto e un incentivo, perché vi mostra quanto poco controllate il pensiero.
La giusta reazione è provare gratitudine verso quella parte della mente che è divenuta consapevole della distrazione, ricordandovi di tornare all’oggetto della vostra attenzione.
Non posso esimermi dal sottolineare quanto sia importante questo atteggiamento di gratitudine; infatti, criticandovi ogni volta che vi scoprirete distratti, non solo favorirete un inopportuno senso di disistima, ma metterete la mente in condizione di non avvertirvi più quando sarete distratti in futuro: dato che non le piace certo essere punita ogni volta che lo fa, ve lo ricorderà sempre meno e vi sarà, quindi, sempre più difficile concentrarvi. Come conseguenza della frustrazione che ne deriverà, la mente comincerà a sussurrarvi che meditare è una fatica del tutto inutile e che fareste meglio a occupare diversamente il vostro tempo.

Questo è il dubbio, la mente proverà in tutti i modi a farvi desistere o a distrarvi dai vostri propositi. Il dubbio è subdolo, accorgersi di questa modalità della mente lo indebolisce e piano piano riusciremo perfino a portarci l’attenzione e osservarlo. Quello sarà un momento esaltante, ci accorgeremo che tante volte nella vita esso interviene per farci cambiare i nostri programmi. Rimandare o posporre propositi e impegni sono le conseguenze della sua azione, quante volte ci capita?

Meditando capita che un giorno tutto procede bene e un altro sembra di tornare indietro; qualche volta la mente e ben attenta e concentrata, qualche altra schiamazza come un mucchio di scimmie.
Persino la peggiore seduta di meditazione può essere un’esperienza fortificante se la si considera un segnale che evidenzia la necessità di migliorare la nostra pratica e se la si esamina in un secondo momento, cercando di comprendere perché la concentrazione fosse cosi incerta.
Riuscendo a rimanere spontaneamente concentrarti, anche solo per alcuni minuti, si comincia ad essere calmi, la mente e il corpo entrano in uno stato di pacifica e serena tranquillità, il respiro, il battito cardiaco e lo stesso metabolismo si stabilizzano. Il ritmo di tutto l’essere rallenta e diventa più calmo, lieve e sottile. Questa è la seconda fase della meditazione, in cui subentra una tranquillità del tutto particolare.

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